Flannery O’Connor e Teilhard de Chardin: una recensione inedita

Flannery O’Connor era colpita profondamente dagli scritti di Teilhard de Chardin. Lo trovava difficile ma capace di «allargare l’immaginazione», compito che lei considerava uno dei fondamentali della Chiesa. Scrive in una lettera ad A. il 2 gennaio 1960 a proposito di Teilhard: «È difficile da leggere se come me non sai nulla di chimica e biologia, ma via via che ti addentri, diventa molto stimolante per l’immaginazione». Flannery userà l’espressione teilhardiana Everything that rises must converge come titolo di un suo racconto che poi diventerà anche il titolo di una raccolta. Adesso per la prima volta escono in italiano alcune traduzioni delle sue recensioni nel volume Il volto incompiuto (Rizzoli). Tra queste troviamo la recensione a un volume di lettere di Teilhard. La riporto qui di seguito, perché fa comprendere come la scrittrice intendesse il «monitum» del 30 giugno 1962. La riprendo dal volume Il volto incompiuto che la contiene.

Gli editori americani di Père Teilhard de Chardin stanno probabilmente aspettando con interesse di vedere quale effetto avrà sulle vendite del suo libro in questo paese il recente monitum sulle sue opere emesso dalla congregazione per la Dottrina della Fede. È ragionevole supporre che avrà un sensibile effetto, poiché lo scopo del monito non è di proibire la lettura dei libri di Teilhard, ma di indicare al lettore da che cosa stare in guardia quando li legge. In ogni caso, ciò non dovrebbe incidere sulle vendite di Letters to a Traveler [sic], una raccolta di lettere di Teilhard da Cina, Africa, America, scritte a suo cugino e a vari colleghi e amici. L’immagine che queste lettere restituiscono è quella di uno scienziato in esilio, sofferente e assolutamente fedele alla Chiesa, il cui sforzo fu quello di accordare la sua conoscenza dell’evoluzione alla sua fede in Cristo. Il fare ciò non richiede l’opera né dello scienziato, né del teologo, ma quella del poeta e del mistico. Il fatto che Teilhard fosse in qualche misura entrambe le cose è evidente e non deve essere messo in discussione che il suo fu il fallimento di un uomo eccezionale e santo. Il monitum assume un tono più rispettoso riguardo all’uomo in sé, e queste lettere sono la riprova ulteriore che la sua vita di fede e di opere può essere presa come esempio anche se i suoi libri risultano incompleti e pericolosi.

(Recensione a Pierre Teilhard de Chardin, Letters from a Traveler, Harper, 1962, pubblicata in «The Southern Cross» il 27 aprile 1963)

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2 thoughts on “Flannery O’Connor e Teilhard de Chardin: una recensione inedita

  1. Certo è una strana via quella attraverso la quale viene ripresentato il pensiero evolutivo ( non userei il temine evoluzionista)
    di T. de Chardin. Le scrittrici irlandesi hanno sempre avuto, però, un certo diritto morale di prelazione sui modelli filosofici
    trasversali.. solo recentemente, infatti, abbiamo potuto apprezzare i saggi platonici di I. Murdoch, per esempio. Deve aver colpito l’affinità di senso ‘mistico e non mistico’ insieme, comune a scrittori e outsiders come Merton, per esempio.

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